RECENSIONI Saison Culturelle 2015-2016

Il prezzo della gloria – Xavier Beauvois

La-rançon-de-la-gloireDopo la sottrazione raggiunta con Uomini di Dio, Xavier Beauvois rovescia il modello e qui sottolinea la presenza marcata di uno stile, con il recupero del cinema chapliniano, che ha molti punti di contatto con il cinema francese di genere degli anni settanta, tra le performance ludiche di Louis de Funès e le prime commedie di Claude Zidi. Con un tono che oscilla tra il mesto e il surreale, il regista si focalizza su due sgangherati protagonisti: Eddy, quarantenne belga, è appena uscito di galera, e Osman, di origini algerine e padre di famiglia, accoglie nella sua roulotte l’amico. In cambio dell’ospitalità ricevuta, Eddy si prenderà cura di sua figlia e, cercando di capire come poter aiutare il suo compagno, la notte di natale del 1977 viene a conoscenza dalla televisione della morte di Charlie Chaplin. All’uomo viene in mente di escogitare un piano: trafugarne il cadavere e dopo averlo nascosto, chiedere un riscatto alla famiglia.

Beauvois si concede fughe improvvise con la sua macchina da presa, esplorando le acque cristalline del lago e sottolineando la magia dello spettacolo circense con ralenti onirici, in un andamento lineare dove spicca l’uso insistito delle musiche di Michel Legrand alternate alle melodie di Luci della città e Luci della ribalta. Xavier Beauvois reinventa l’episodio di cronaca cercando di evidenziare con troppe parole la gestualità e la mimica del corpo. Vediamo Eddy e Osman impegnati in improbabili telefonate contraffatte con la famiglia Chaplin nello stesso modo in cui poteva agire e muoversi il personaggio “Charlot”. L’attore che rievoca la figura di Chaplin è Benoit Poelvoorde, adeguatamente coadiuvato da un buon Roschdy Zem. Un physique du role con lo sguardo vispo e sempre in movimento, anche se, a volte, manifesta tonalità forse troppo gigionesche.

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Un omaggio al “vagabondo” che si appesantisce di continue citazioni e di riproposizioni visive: le immagini in tv della sua morte, il circo, la ballerina, gli spaghetti, la residenza in Svizzera a Vevey. Il prezzo della gloria mette costantemente in contrasto il mondo reale, serio e triste, a quello edulcorato e fantasioso, che trova libero sfogo in scelte scellerate che sfociano in un disastro. la_rancon_de_la_gloire_a_lAnche se la sceneggiatura risulta poco approfondita e manca di quel lancinante senso del tragico che ha sempre costituito il cupo rovescio delle migliori commedie chapliniane, il film ci rimanda alla magia del cinema e, nel monologo finale, ci ricorda che la nostra fragilità è la stessa degli outsider chapliniani: dal goffo operaio di Tempi moderni al clochard innamorato di Luci della ribalta, per finire con l’affamato de La febbre dell’oro. Poiché nella realtà non è permesso fare il buffone irresponsabile (“Vedi di non fare ancora il pagliaccio”), tanto vale fuggire dal reale e regalare illusioni agli altri e, ammaliato da una bella circense, Eddy finisce sulla pista a fare il clown. Beauvois ha composto un grande tributo alla storia del cinema, ma con distacco.

di Alexine Dayné