RECENSIONI Saison Culturelle 2015-2016

La isla minima – Alberto Rodriguez

la-isla-minima-posterQuando guardiamo La isla mínima ci ricordiamo della prima stagione di True Detective soprattutto per la geografia dei luoghi: da una parte siamo nelle paludi minacciose che circondano il fiume Guadalquivir, in Andalusia, nel sud della Spagna dove i volti delle persone sono implicitamente o esplicitamente ostili e dall’altra c’è la Louisiana rurale, tanto nei paesaggi quanto nei villaggi e nelle popolazioni. E la trama è molto simile perché due poliziotti arrivano da un’altra zona, qui Madrid, per indagare il brutale omicidio di ragazze (in questo caso due sorelle adolescenti) e scopriranno poi che per anni sono state raggirate altre giovani donne. Anche i protagonisti hanno caratteri simili nei confronti dei detective Cohle e Hart: Pedro è ambizioso, più solitario e idealista, guidato da una logica ferrea nelle indagini sugli omicidi, mentre Juan è il collega più anziano, a cui piace bere e mangiare, intuitivo e violento.

Ma ovviamente tale film, seppur s’impossessa in maniera molto consapevole e misurata di queste atmosfere statunitensi ed evidentemente rimanda a tanto cinema noir proprio perché si tratta di film di genere (vedi anche “Le paludi della morte” di Ami Canaan Mann), mette al centro con grande ricchezza tematica e visiva la Storia complessa del paese da cui proviene lo stesso regista, la ricostruzione della memoria e di un passato.

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La scelta è quella di volerci raccontare la Spagna del 1980 che viveva un periodo di transizione politica dalla dittatura di Franco all’adozione di una democrazia. Questa fragilità e ambiguità del racconto è metaforizzata e interiorizzata attraverso i due personaggi che non possono definirsi né buoni né cattivi. Il giovane Pedro rappresenta il “democratico”, la nuova Spagna (quando vede un crocifisso con incollate le foto di Hitler e Franco, lo chiude in un cassetto del comò, disprezzo nei confronti di quel passato) mentre Juan è il “fascista”, colpevole, parte del vecchio sistema (faceva parte della Brigata Sociale e Politica sotto la dittatura). isla1Franco era ancora ben presente nella memoria del popolo spagnolo e ne condizionava il pensiero con punte di nostalgia, come se il passato continui a riecheggiare lugubremente con la sua pesante carica di sopraffazione. Un paese allo stesso tempo ansioso di dimenticare e incapace di rimuovere.

La Isla Mínima ha un nucleo metafisico forte, dove i temi portanti sono la Morte e il Male: il vecchio Juan è un malato terminale e ha incontri con vari uccelli. Nelle leggende gli uccelli sono i simboli che trasportano le anime dei morti nell’Aldilà. Gli immensi spazi aperti dei campi e delle paludi sono ripresi con inquadrature aeree e plongéé, dove la terra si trasforma in linee complesse che compongono un labirinto o ancora più sottilmente un sistema nervoso. La storia si dipana piano piano, avvolgendoci in una morsa che allo stesso tempo ci intriga e ci inquieta, immergendoci in un mondo sporco e insano, dove chiunque ha un lato oscuro da nascondere.

di Alexine Dayné