RECENSIONI Saison Culturelle 2016-2017

Aquarius – Kleber Mendonça Filho


Clara (una splendida Sonica Braga), critico musicale in pensione, è ormai l’ultima abitante di un pittoresco condominio affacciato sull’oceano, a Recife (Perrnambuco, Brasile). Una potente società immobiliare ha infatti deciso di acquistare l’intero stabile, con l’obiettivo di costruirvi un residence. Di fronte all’ostinato rifiuto dell’ultima inquilina, la società, guidata da un giovane tanto educato quanto spietato, tenterà in ogni modo di avere la meglio.

Se la trama risulta tanto essenziale da raggiungere il topos, Aquarius rivela una certa freschezza linguistica nella messa in scena, dal senso estetico per gli interni al peculiare utilizzo dello zoom fino al raffinato montaggio audiovisivo.

Kleber Mendonça Filho scandisce la storia in capitoli, portandoci nel cuore del Brasile, al suo stesso ritmo, e costruendo un’epopea familiare che verrà incarnata dalla figura di Clara, sofisticata rappresentante di un Brasile ormai emancipato. Coprotagonisti della vicenda sono l’appartamento, involucro di gioie e sofferenze di tre generazioni, di una storia familiare che si fa implicitamente simbolo dei movimenti della Storia, e la musica, al centro dell’esistenza di Clara così come del film. Sono una serie di meravigliosi brani (quasi tutti brasiliani, da Gilberto Gil a Vinicius De Moraes, passando per Roberto Carlos) a raccontare l’ostinazione della protagonista, la sua “intensità”, il suo temperamento vitale e testardo di fronte alle minacce di un potere tanto volgare quanto silenziosamente rumoroso. Resistere alla società immobiliare diventa così anzitutto una questione di ritmo.

Il tema dell’inquilina lasciata sola, accerchiata e potenzialmente folle poteva essere giocato su toni kafkiani (o polanskiani): Mendonça Filho sceglie invece una strada meno obliqua, più dolcemente concentrata su una donna che inizia a confrontarsi con una nuova stagione della sua vita. È qui che emerge il tema ricorrente della sessualità, attraverso l’utilizzo di brevissimi flashback: a partire dalla rivoluzione sessuale della zia Lucia, modello per Clara, il film cerca di decifrare la potenza sovversiva del sesso, così come le sue inevitabili contraddizioni. Più in generale, scorre a lato della vicenda una riflessione sul progresso, o, meglio, sulla complicata convivenza di passato e presente, di vintage e futuristico, di analogico e digitale.

Non stupisce che Aquarius abbia avuto una storia controversa, per lo meno nel caos politico del Brasile di questi ultimi anni: il film mostra, con l’eleganza della dignità (e non senza ironia), che ciò che è privato è immediatamente politico o, in termini cinematografici, che ciò che è estetico è immediatamente etico. Come nel Bartleby di Melville, a volte nulla riverbera più vitalmente di un ostinato rifiuto.

di Giulio Piatti