RECENSIONI Saison Culturelle 2017-2018

Civiltà perduta – James Gray

A cavallo tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, gli esploratori di tutto il mondo facevano a gara per scoprire luoghi ancora inesplorati e conquistare così fama e onorificenze. Tra loro, spicca il nome dell’inglese Percy Fawcett, maggiore dell’esercito di sua maestà, con alle spalle una casata dalla pesante eredità e l’obiettivo di riabilitare il nome della propria famiglia agli occhi della spietata, snob e bigotta società britannica. Così viene presentato il protagonista dell’ultimo lavoro di James Gray, intento a destreggiarsi tra salotti e buone maniere, per poter finalmente appuntare la prima medaglia su un’uniforme che ne appare ancora completamente priva. Al suo fianco, e onnipresente nei suoi pensieri, si staglia la figura di una moglie discreta e al tempo stesso statuaria nella sua forza d’animo, che sa dimostrarsi perfetta in ogni situazione. Grazie all’amore per questa donna, interpretata dalla bellissima Sienna Miller, e per i loro tre figli, Percy trova il coraggio di dare voce alle proprie ambizioni.

L’occasione per guadagnare la gloria desiderata arriva dalla Royal Geographical Society nell’ambito di una spedizione nella lontana Amazzonia, terra contesa e in guerra, luogo nevralgico per il commercio della gomma. In quella che diventerà una delle più rischiose avventure della sua vita, Percy trova non solo i mezzi per ottenere l’ambita popolarità, riabilitando così il nome della famiglia ma anche la possibilità di guardare con occhi nuovi quei territori fino ad allora sconosciuti e custodi di segreti. Tornato in patria, il suo animo continua ad essere inquieto, desideroso di continuare a esplorare quel Brasile così verde ed incontaminato, nella cui natura selvaggia intuisce la possibile presenza di una civiltà diversa ma, forse, florida ed avanzata. Pervaso da uno spirito rivoluzionario, promuove in Inghilterra la ricerca di tale antica e perduta civiltà, da lui ribattezzata con il nome di Zeta.

Questa nuova stagione cinematografica si inaugura nel segno del rispetto della diversità tra popoli e dell’apertura verso il prossimo. Attraverso gli occhi di un uomo dalla vita straordinaria e della sua famiglia, il regista, che negli anni ha abituato lo spettatore alla visione di opere di grande qualità, affronta il tema della supremazia della razza, conducendolo, un passo dopo l’altro, in una spinosa riflessione, che mette in gioco preconcetti comuni e ruota intorno all’idea di bellezza e all’importanza di saper cogliere oltre le apparenze, il significato profondo delle cose.

 

di Valeria De Bacco