RECENSIONI Saison Culturelle 2017-2018

Glory – Kristina Grozeva, Petar Valchanov

Tsanko, un uomo schivo e solitario, lavora come operaio per le ferrovie statali in Bulgaria. Durante uno dei suoi turni di manutenzione, trova una considerevole quantità di denaro dispersa sui binari. Nonostante non ci sia nessun altro nei paraggi, decide di chiamare la polizia per denunciarne il ritrovamento. Julia Staikova, responsabile delle relazioni pubbliche per il ministero dei trasporti, decide di raccontare la storia di Tsanko, l’onesto operaio statale, elevandolo a eroe per distrarre l’opinione pubblica da uno scandalo di corruzione difficile da insabbiare. Durante la cerimonia di premiazione Staikova e i suoi collaboratori perdono l’orologio di Tsanko, cimelio di famiglia, che l’uomo vuole a tutti i costi riavere. Nessuno però si interessa davvero dell’operaio finché la stampa non cerca di usare la voce dell’eroe onesto per riportare l’attenzione sugli scandali del ministero. Tsanko si ritrova così ad essere una pedina nel loro gioco di forza, ma la sua onestà e la sua semplicità d’animo gli impediscono di prevedere fino a che punto questa storia possa cambiare la sua vita.

Grozeva e Valchanov formano ormai da anni un duo vincente alla regia e Glory ne è la prova più lampante, avendo di gran lunga superato la lista di premi e nomination ottenuti dal loro acclamatissimo precedente film The Lesson. Glory ha infatti girato il mondo in numerosissimi festival riuscendo anche ad ottenere premi in prestigiose kermesse come quelle di Locarno, Cleveland e Hamptons. I registi si avvalgono ancora una volta dello stesso cast e non c’è da sorprendersi: squadra vincente non si cambia. I due protagonisti sono infatti magistralmente interpretati da Stefan Denolyubov e Margita Gosheva che riescono a trasmettere allo spettatore quelle forti emozioni necessarie alla comprensione del film. Tutto ruota infatti attorno alla frustrazione e alla rabbia prima di Tsanko poi di Julia ed è necessario che questi sentimenti vengano percepiti dal pubblico affinché la critica che gli autori vogliono muovere verso il governo del loro paese venga compresa. Se da una parte infatti abbiamo un uomo semplice, ancorato alla ruralità e alla tradizione, la cui onestà è prima oggetto di scherno poi causa di problemi, dall’altra abbiamo una donna spietata, maniaca del controllo, parte integrante di una società corrotta che ha perso di vista qualsiasi valore, pronta a mentire e a distruggere un uomo per bene per proteggere i propri interessi. Glory è infatti un film spietato e tragicomico che colpisce dritto al cuore. La narrazione verte inesorabilmente verso la catastrofe e lo spettatore ne è cosciente, ritrovandosi impotente di fronte agli eventi tanto quanto il protagonista. Un’opera dura e cruda, una perla rara nella cinematografia contemporanea, decisamente un film imperdibile.

di Alessia Gasparella