RECENSIONI Saison Culturelle 2017-2018

Il viaggio – Nick Hamm

Dopo circa quarant’anni di conflitto nord irlandese che ha portato alla guerra civile, il predicatore Ian Paisley, leader del Partito Unionista Democratico e Martin McGuinness, capo dell’IRA, braccio armato del partito repubblicano, si incontrano a Saint Andrews, in Scozia, per discutere una complicata trattativa. I due avversari politici si ritrovano chiusi nella stessa macchina. Condividono uno strano viaggio di circa un’ora che potrebbe portarli a un gesto destinato a cambiare la Storia: mettere fine alla guerra civile che da decenni ha insanguinato l’Irlanda del Nord.

I due sono figure spigolose che si portano addosso le cicatrici di ferite mai guarite. All’inizio McGuinness provoca e Paisley risponde con grugniti. I due parlano di politica e di famiglia, citano alcuni film e frasi della Bibbia. Hanno paura di tradire le proprie fazioni politiche e il loro orgoglio ma grazie a quella giornata del 2006 riescono a trovare una pace che ancora oggi dura. Tra di loro si crea, se non un’intima amicizia, una forte complicità che frutta loro il nomignolo di The Chuckle Brothers.

Nick Hamm, nativo di Belfast e dunque sensibile alla causa, si tiene a distanza dal dramma politico e sceglie di mescolare il registro della British Comedy al Road Movie, con lo sfondo storico. Al centro mette il viaggio, che permette inoltre una durata del film quasi in tempo reale col tempo di percorrenza, orchestrato da un agente di sicurezza del governo inglese (John Hurt in uno dei suoi ultimi ruoli) con la complicità di un suo sottoposto/autista che deve favorire in qualche modo la creazione di un rapporto tra i due e un punto di vista a loro ignoto che li sta osservando e manipolando. Il meta-sguardo offerto dal cinema si fa intermediario con la Storia.

Tuttavia è la dialettica fra Paisley e McGuinnes la chiave del film, una sorta di ping-pong verbale governato dall’arguzia e dal talento politico dei due contendenti. Ed è per questo che gran parte della riuscita del film è impressa sugli interpreti: Timothy Spall nei panni di Paisley e Colm Meaney di McGuinnes. I loro corpi e volti sono capaci di espressioni e sguardi sostitutivi di mille parole. In Timothy Spall c’è la capacità di far affiorare il lato umano di un personaggio tanto sgradevole e odioso nel suo bigottismo e nella sua presunzione.

Il viaggio potrebbe rispecchiare Jackie: riempire la mancanza tra quello che dicono documenti ufficiali e libri di storia e la realtà umana che sta dietro le svolte storiche, immaginare di cogliere le azioni che le luci dei fotografi e gli occhi del reporter non hanno potuto catturare ma che sono stati decisivi nel motivare importanti scelte pubbliche.

Anche se sappiamo sin da subito il finale (l’accordo) e che quest’esito è favorito da svolte narrative semplicistiche più che dalle sottigliezze del dialogo, il regista confeziona un piccolo film orientato ad intrattenere mentre mette in scena come può concretizzarsi una pace possibile.

di Alexine Dayné