RECENSIONI Saison Culturelle 2017-2018

Nothingwood – Sonia Krolund

La documentarista francese Sonia Krolund decide di seguire il regista e produttore afgano Salim Shaheen durante le riprese del suo 111° film. Salim, star ineguagliata in Afghanistan e autore decisamente prolifico, nonostante la sua popolarità in patria è praticamente sconosciuto in Europa occidentale. In questo viaggio scopriremo il suo passato, quando giovane sgattaiolava nelle sale cinematografiche senza pagare il biglietto o quando poco più che ragazzo si è trovato a capo della milizia incaricata di proteggere il suo quartiere negli anni più cupi della guerra civile, ma anche quello dei suoi ricorrenti collaboratori, molti suoi commilitoni, che fanno ormai parte integrante del suo processo creativo e che considera membri della sua famiglia già alquanto numerosa.

Sonia Krolund è un’esperta di storia afgana, inviata di guerra e giornalista per il canale France Culture. Dopo svariati anni passati a seguire gli sviluppi della guerra civile, dell’instaurazione del regime talebano, dell’invasione americana e a raccontarne gli eventi più tristi e disperati, scopre l’esistenza dell’attore, produttore e regista Salim Shaheen che può vantare di aver prodotto già oltre un centinaio di film. Sorpresa di non averne mai sentito parlare, decide di raccontarne la storia per poter mostrare un lato dell’Afghanistan poco conosciuto, al di fuori dei confini del paese, attraverso le imprese di un gruppo di uomini che, nonostante la guerra, non ha voluto smettere di sognare.

Salim è un vero intrattenitore di folle, un uomo carismatico, allegro e decisamente egocentrico. I suoi film vengono realizzati praticamente senza soldi e affrontano ogni possibile genere cinematografico: thriller, film romantici e di guerra ma anche film di kung fu. Rimangono uno dei pochi divertimenti permessi al popolo dalla repubblica talebana e l’hanno reso una star adorata dall’intero popolo afgano. La regista riesce a dipingere un ritratto romantico ed affettuoso di quest’uomo che con niente è riuscito a far sognare un intero paese senza però ometterne i lati più controversi. Ci si chiede come mai nei film di Salim poche sono le attrici, perché è spesso l’attore Qurban Ali ad interpretare i ruoli femminili o come mai le figlie e le mogli di Salim sono sempre indisposte quando Sonia è pronta a filmare. Il documentario on the road riesce a restituire il sorprendente lato nascosto di un paese messo in ginocchio da guerre continue ma si rivela anche un modo per poter parlare della storia dell’Afghanistan da un punto di vista nuovo grazie ai racconti della troupe che li ha vissuti in prima persona. Così, mentre girano per il paese alla ricerca delle migliori location per il nuovo film di Salim, si fermano ad esempio a contemplare il vuoto lasciato dai Buddha di Bamiyan distrutti dai talebani. Come dice lo stesso Salim, “Kabul non è Hollywood né Bollywood, è Nothingwood perché qui non ci sono soldi, né aiuti, né materiali, niente”. Indubbiamente un luogo poco fertile per l’arte ma non sarà certo questo a fermarli!

di Alessia Gasparella