RECENSIONI Saison Culturelle 2017-2018

Amori che non sanno stare al mondo – Francesca Comencini

“Nella battaglia” era il titolo inizialmente scelto per Amori che non sanno stare al mondo, ultimo film diretto da Francesca Comencini che ha contribuito anche alla sceneggiatura essendo autrice dell’omonimo libro a cui è ispirato. Il titolo sarebbe stato confacente nel richiamare le tante lotte che i protagonisti mettono in atto: quella classica e già vista tra i sessi in primis ma anche quella interna sviluppata all’interno di una narrazione frammentata che salta avanti e indietro nel tempo e si nutre dei flussi di coscienza, soprattutto quelli di Claudia, in voice over. Ed è il personaggio di Claudia, definita nel film “ruspa” “che non depone mai le armi”, interpretato da una convincente, a tratti sopra le righe, Lucia Mascino, a catalizzare l’attenzione dell’intera vicenda, un personaggio prorompente, vitale, ironico, energico, impetuoso, privo di filtri. Il ritratto di una donna matura che, in un momento delicato della sua vita, cerca, servendosi di un ventaglio variopinto di stati d’animo ed emozioni, di superare il dramma della perdita, dell’abbandono e della rottura. Ossessionata dall’amore per Flavio (Thomas Trabacchi), il collega docente universitario, freddo, intellettuale, vanitoso, che reagisce alla fine dell’amore immergendosi nella storia con la fresca ma tranquilla giovane Giorgia, Claudia è in balìa del terremoto emotivo che la domina ma che la pone di fronte a possibilità inaspettate, come cedere all’attrazione nei confronti della sua ex studentessa, per le quali non è ancora pronta. Il film alterna ed amalgama l’aspetto comico e tragico della vicenda e non ha paura di “mostrare” coraggiosamente con sguardo sensibile ed intimo, spogliando simbolicamente e fisicamente i suoi protagonisti e di affrontare, nel contempo con ragione, istinto e libertà, temi legati alla sessualità. Si fa riferimento in particolare al mercato sessuale etero capitalista ispirato al saggio filosofico Testo tossico di Paul B. Preciado a cui si accenna nella scena onirica e surreale dove un’androgina e potente Silvia Calderoni spiega come le donne dopo i 45 anni escano dal mercato sessuale a differenza dei loro coetanei uomini.

Film a basso costo e girato in poche settimane, strabordante di parole, che poggia sulle apprezzabili performance attoriali, senza tralasciare l’aspetto estetico e formale; è un racconto incontrollabile sulla difficoltà di andare avanti quando il passato, idealizzato perché lontano, riaffiora ingombrante e si insinua condizionando il presente.

Gli “amori che non sanno stare al mondo” sono per Francesca Comencini tutti quegli amori che nonostante siano intensi, vissuti e reali paradossalmente, e dolorosamente, nella realtà di tutti i giorni, nella quotidianità, non riescono a stare, e restare, forse semplicemente perché troppo straordinari per essere relegati nell’ordinario.

di Loredana Iannizzi