RECENSIONI Saison Culturelle 2017-2018

The Big Sick – Michael Showalter

Senza rifuggire da stereotipi e pregiudizi ma con tenerezza, audacia, brio e tanta (auto) ironia, l’attore pakistano naturalizzato statunitense Kumail Nanjiani presta il volto a se stesso per il film The Big Sick – Il matrimonio si può evitare…l’amore no in cui, a partire dalla sceneggiatura scritta con la moglie, americana, Emily V. Gordon – qui interpretata dalla luminosa e intraprendente figlia (e nipote) d’arte Zoe Kazan – racconta la nascita della loro storia d’amore e delle peripezie occorse durante i primi mesi di conoscenza. Alla relazione tra i protagonisti in realtà si assiste però ben poco. Poiché ad un certo punto, la malattia riecheggiata dal titolo, si insinua e sconvolge, o forse sistema, una situazione già traballante a causa delle incomprensioni e difficoltà derivanti dai rispettivi background culturali e familiari dei due giovani. Kumail, infatti, fa parte di una famiglia che rifiuta la moderna società americana, pur facendone fisicamente parte, e che, in nome delle tradizioni ancora vive nel proprio Paese d’origine, si auspica che il figlio segua le orme del fratello Naveed sposando una ragazza pakistana musulmana (a turno e “casualmente”, se ne presenta una diversa con regolarità a casa dei genitori di Kumail, nel tentativo di dar vita ad un tipico matrimonio “combinato”). Restando al fianco di una Emily “assente” perché costretta in un letto d’ospedale in coma farmacologico però, Kumail compie un percorso di presa di coscienza dei propri desideri e il coraggio di affrancarsi dalla propria famiglia in nome del vero amore e quello di inseguire, insieme agli amici uniti dalla sua stessa passione, il “sogno americano”. Ad assistere all’evoluzione di Kumail, ci sono la mamma e il papà di Emily, sfavillante e briosa lei, sommesso e quasi buffo lui, che Kumail riuscirà lentamente e sinceramente a conquistare. Perché ha il dono potente di far ridere gli altri, con le sue strambe regole e la sua espressione ambigua e bizzarra, e lo fa non soltanto durante le sue performance serali di stand-up comedy ma anche nella vita privata.

Originale commedia (condita con un pizzico di dramma) neo-romantica americana, fresca, innovativa, con picchi imprevedibili ed esagerati, in cui la classica storia d’amore contrastata cede il passo al conflitto interiore di un giovane immigrato di seconda generazione legato alle proprie origini e alla famiglia ma altrettanto alla nuova patria in cui è pienamente e felicemente integrato ed ad altre tematiche più inconsuete per film di questo tipo, come lo scontro generazionale e la malattia, fino ad offrire insoliti punti di vista (come quello che considera il tradimento una prova per testare se si tratti di vero amore).

Un trionfo al Sundance Film Festival, il Premio del Pubblico a Locarno e un successo eccezionale al botteghino statunitense per un film sull’importanza di non prender mai nulla troppo sul serio (inclusi argomenti delicati come ospedali e terrorismo) e dell’umorismo come arma per fronteggiare e sperare di superare gli ostacoli della vita, mostrando come, a volte, la linea di confine tra il riso e il pianto è meno netta di quanto si possa immaginare.

 

di Loredana Iannizzi