RECENSIONI Saison Culturelle 2017-2018

Corpo e anima – Ildikó Enyed

Delicato e sensibile film d’autore della regista ungherese Ildikó Enyedi, Corpo e anima è un’opera eccellente che, con la sua lentezza intrinseca, silenzi pregni di significato e dovizia di dettagli, incanta lo spettatore e lo scuote ponendolo di fronte a situazioni emotivamente forti e di effetto (forse troppo per qualcuno). L’intimità degli ambienti domestici e la freddezza dell’anonimato dei luoghi di lavoro – nello specifico un mattatoio – si alterna agli spazi di una natura viva e vissuta da animali liberi, che fanno da contrappunto a quelli prigionieri e condannati ripresi nel macello, mostrata attraverso una fotografia di qualità che si serve di immagini suggestive e affascinanti accompagnate da suoni e rumori ipnotizzanti dal forte potere evocativo. Due colleghi di lavoro, Endre e Mária, personalità talmente complesse e strutturate da risultare quasi goffe e grottesche, timide e solitarie, inconsapevolmente simbiotiche, sono attratti l’uno dall’altra. Dal momento in cui scoprono casualmente la magia del sogno comune che unisce empaticamente tutte le notti le loro anime, cominciano un lento e difficoltoso percorso di conoscenza e avvicinamento, di destrutturazione dei propri schemi e di abbattimento delle barriere che impediscono il contatto dei loro corpi. Il mondo animale e quello umano sono strettamente interconnessi (come nel parallelismo mucca/donna unite dal sangue, elemento simbolico ambivalente di vita e di morte) e sono accomunati dall’utilizzo del linguaggio non verbale – gli sguardi in primo luogo – quale mezzo di comunicazione privilegiato il quale però, presso la coppia, cede progressivamente il passo ad uno scambio, contenuto ma profondo, che integra luminosi sorrisi a dialoghi composti fino a giungere alla vera e propria unione sul piano fisico. La protagonista femminile, con il suo rispetto maniacale delle regole, i comportamenti ordinati e ripetitivi, algida e inespressiva, quasi robotica nei movimenti, gradualmente ammorbidisce le sue espressioni e acquisisce movenze più dolci suscitando tenerezza nei momenti in cui anima oggetti simulando dialoghi e situazioni che vorrebbe ma non ha il coraggio di realizzare o durante i colloqui con lo psicologo della sua infanzia, ormai incapace di aiutarla o quando la si ritrova coraggiosamente sdraiata sull’erba, inondata dalle girandole. La scoperta della musica, poi – e nello specifico la canzone “romantica” What he wrote di Laura Marling – ha un ruolo primario nell’evoluzione personale di Mária (oltre che in alcune scene di intenso pathos e impatto emotivo).

Vincitore meritevole dell’Orso d’Oro di Berlino nel 2017, Corpo e anima è un film che invita, con poesia e grazia, ad affidarsi alla vita, un inno alla bellezza dell’abbandonare, dell’abbandonarsi e delle possibilità che concede la perdita del controllo e che in un finale (semi)aperto ci pone interrogativi su quanto sia opportuna la trasformazione dei sogni in realtà; ci regala la storia di un amore potente anche se, come forse di rado accade al cinema, non travolgente di passione, un racconto incantevole, e in numerosi frangenti buffo e umoristico, di affinità elettive.

 di Loredana Iannizzi