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The Disaster Artist – James Franco

“Solo perché lo vuoi, non vuol dire che ce la farai” sentenzia un produttore cinematografico in una scena di The Disaster Artist rivolgendosi al bizzarro capellone Tommy Wiseau. Tommy voleva essere un attore e lo è diventato perché lo voleva con tutte le sue forze, a dispetto di una cinica e spietata Hollywood che di lui non sapeva che farsene. La storia si basa sulle vicende di Tommy e del suo giovane amico Greg Sestero, aspiranti attori, che per inseguire il mito hollywoodiano si trasferiscono a Los Angeles dove, nel 2003, Wiseau realizza The Room spinto da passione e perseveranza, meno dal talento, e grazie ad un’incommensurabile disponibilità economica. Un film che, nato nelle intenzioni del suo ambizioso creatore come serio e drammatico e “con la passione di Tennessee Williams”, riesce ancora a far ridere senza volerlo. James Franco produce, interpreta e dirige The Disaster Artist; lo stesso fece Wiseau col suo film divenuto il migliore dei peggiori, un cult per la sua bruttezza, carente in recitazione e sceneggiatura, contraddistinto da innumerevoli errori. Franco gioca con il linguaggio metacinematografico e autoreferenziale, riproponendo le tragicomiche fasi della realizzazione di quello che è considerato il “Quarto Potere dei film brutti”, dalla nascita dell’idea, alla scrittura della sceneggiatura, dai casting all’acquisto (si noti bene, l’acquisto e non il noleggio) dell’attrezzatura, fino agli innumerevoli ciak che spesso innescavano discussioni e malcontenti nella troupe. La precisione certosina con cui le scene più memorabili del film di Wiseau sono state rifilmate in ogni minimo dettaglio da Franco (apprezzabili nello split screen di coda) ma soprattutto la sua perfetta interpretazione del personaggio (e della sua parlata strampalata mantenuta nel doppiaggio italiano che fa sorridere ma a lungo andare forse anche irritare) denotano l’intenso lavoro dell’eclettico ed intraprendente attore-regista statunitense. La storia incentrata sull’artista disastrova oltre la narrazione pedestre dei fatti (della cui veridicità è garante il libro di memorie scritto nel 2013 da Greg Sestero) ma ruota anche attorno al rapporto d’amicizia dei protagonisti (di nuovo insieme di recente sul grande schermo nella black comedy Best F(r)iends) e mette in scena il Wiseau personaggio, un narcisista outsider circondato da un alone di mistero, e il Wiseau persona, anima fragile e contrastata, che non accetta il rifiuto e teme la solitudine e il tradimento.

Franco, vincitore di un Golden Globe, e i numerosi attori famosi che compaiono nel film hanno forse furbescamente cavalcato un fenomeno di moda.

The Disaster Artist contribuisce, però, ad espandere ed allungare nel tempo la fama di un film altrui, e proporzionalmente la propria, ed è un elogio a coloro i quali, spinti dalla caparbietà e da una buona dose di inconsapevolezza, raggiungono percorrendo strade in principio imprevedibili i propri obiettivi. In fondo, checché se ne dica, e tralasciando come, Tommy Wiseau ha infine conquistato il tanto desiderato posto ad Hollywood, e anche più in là.

di Loredana Iannizzi