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venerdì 22 febbraio proiezione #6 – il testo

Le dernier pour la route” : una poetica del sintomo.

I sintomi appaiono più come soluzioni del problema che come problemi che esigono una soluzione” scrive Massimo Recalcati, psicoanalista lacaniano, nel suo saggio sulle nuove figure della clinica psicoanalitica. Il bel film di François Godeau sembra aver fatto propria questa interessante quanto inconsueta affermazione. Esso mette a fuoco da subito quel nodo da sciogliere, quel gomitolo da disfare e dai cui fili tessere la tela della verità, che altro non è che la tela del soggetto. L’apparizione del sintomo, il nodo, si mostra caricata di tutta la sua valenza estetica: un bicchiere, il bicchiere adeguato al liquido che deve contenere, una bottiglia, forse appena aperta, di vino bianco, maneggiata con professionalità (da un barista), una sorsata prolungata, pacata, quasi meditata. Questa scena, nella sua purezza, quindi nella sua semplicità, rappresentativa racchiude dunque in sé un enorme valore simbolico; essa traccia il perimetro attraverso il quale le linee del soggetto e del suo sintomo possono congiungersi e prendere forma. Non a caso si è detto suo, e non semplicemente il sintomo. Per capire meglio il significato e la portata di questa “prospettiva di senso”, anche dal punto di vista più specificamente cinematografico, sarebbe utile stabilire un parallelo con alcune scene di “Giorni perduti”, il film precedentemente analizzato secondo una analoga, seppur non identica, prospettiva (lì le coordinate interpretative erano fornite dal binomio soggetto/storia e non da quello soggetto/sintomo o soggetto/verità). Ad un livello superficiale in entrambi i casi si assiste all’articolarsi, al dispiegarsi di una relazione: quella di un uomo col suo “vizio” di bere; ma se si guarda la cosa più in profondità si scorge una differenza, appena tratteggiata ma senz’altro visibile, che denuncia l’ opposizione, l’alterità di visuali che i due film andrebbero a proporre. Ponendo l’attenzione su “Giorni perduti” non si ritrova certo una differenza dichiarata, pensata, formalizzata e di seguito riprodotta, si tratta invece di percezioni, di sensazioni , di impressioni che lasciano trasparire i segni tangibili di un’assenza. L’assenza di quel “suo” che invece appartiene ed è ben presente in “Le dernier pour la route”. Ecco allora mostrarsi, con una assenza da una parte, la presenza, dall’altra, della differenza qualitativa e di significato del rapporto che i due uomini hanno con l’alcool. La mancanza del “suo” nel protagonista di “Giorni perduti” è la percezione di uno scollamento, di uno spazio vuoto tra una richiesta di senso ( la presenza del soggetto, che beve perché soffre) e la ricerca d’una possibile risposta (la funzione del sintomo che si incarna nella consapevolezza del soggetto, che soffre perché beve). Si nota, in effetti, che nella maggior parte delle scene l’ attenzione è quasi sempre rivolta solo ad uno dei due elementi della relazione, Billy Wilder concentra il suo sguardo sull’oggetto “bicchiere=alcool”, conferendogli una sorta di autosussistenza, di indipendenza dal soggetto che lo usa e che quindi gli dà un senso. Da qui il motivo per cui il “bere”, l’ alcolismo di Don, contrariamente al nostro protagonista Hervé, non è “sintomo”, oltre a non essere precedentemente nemmeno “suo”, ma è degradato semanticamente al livello di “segno”. L’ alcolismo di Don è “segno” della sua sofferenza, non “sintomo”. Dunque, a questo punto, capiamo cosa fa nell’altro caso “sintomo” l’alcolismo di Hervé. Il perimetro composto dai segmenti soggetto/verità che manca in Don. Riportiamo un’altra affermazione in merito di Recalcati: “è il soggetto a decretare l’esistenza o meno di un sintomo”. E quando ciò può avvenire? Esattamente nel momento in cui la definizione di ciò che costituisce un sintomo è data solo quando il soggetto lo vive come fonte di sofferenza insopportabile.

Il tutto sembra applicarsi con una certa aderenza a quello che viene mostrato nel film, specialmente nella scena che abbiamo prima descritto: essa sarebbe la trasposizione visiva della definizione di sintomo e del motivo per cui, come abbiamo riportato all’inizio, esso apparirebbe già come soluzione del problema e, non come si potrebbe pensare, come manifestarsi di un problema che richiede in seguito una soluzione: in effetti, non è forse questo l’ultimo bicchiere di vino nella vita di Hervé?

Enrico M. Zimara