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venerdì 22 marzo proiezione #8 – il testo

L’animale come modo di comunicare.

Sui titoli di testa, con delle urla strazianti e una melodia di violino di sottofondo malinconica, dei fotogrammi a ralenti mostrano una donna che cerca di alzare con tutte le proprie forze e con fatica un bambino sdraiato sull’asfalto, dove passano macchine e camion. Kyle è il nome di questo ometto che grida e si dimena davanti ai passanti increduli, che lo fissano in modo disgustoso, come dirà in seguito la madre del piccolo. Dopo questo brevissimo incipit, capiremo che queste immagini sono solo la messa a fuoco di un momento estremo di “crisi” e di “vita vera” che questa donna deve superare, ogni giorno, insieme al proprio bambino. Queste azioni di vita quotidiana mettono in luce la pazienza, l’attenzione e la preoccupazione così estrema della madre verso il proprio figlio autistico “che ha paura di tutto” e suscitano in noi spettatori un forte senso di angoscia, di tensione e di conflitto interiore che si manifesta nei primi dieci minuti del film in un crescendo, in quanto ci sentiamo totalmente inermi davanti all’impossibilità comunicativa così radicale tra questi due esseri legati dalla stessa carne. Il conflitto inteso come lite è già insito, ogni sera, nella coppia coniugale – madre e padre di Kyle – e piano piano anche tra di loro si insedia l’incomunicabilità, tanto da non riuscire più a toccarsi e a trascorrere un momento insieme.

Una famiglia che si sta sgretolando in quanto affaticata dal peso di un bambino disabile che non riesce a trovare dei piccoli miglioramenti nella sua malattia. Kyle non conosce i suoi genitori, non si lascia coccolare, né baciare e rimane sempre in un angolo rispetto ai suoi compagni di scuola. La soluzione più evidente per poter sperare in un futuro migliore per Kyle sarebbe mandarlo lontano, in una scuola specializzata per disabili, luogo in cui si inquadra una distesa di verde che sembra non aver limiti e chiusure e che quindi potrebbe rivelarsi un bene e un’apertura, ma che invece poi si esprime in spaesamento per il bambino. Questa condizione si palesa proprio all’inizio, quando il bambino e la mamma Nicola attraversano la città e si intravede il mare, senza orizzonte e confine. Qui, Kyle manifesta la sua crisi di fronte agli enormi spazi aperti della strada e si percepisce dunque, che il bambino si sente più protetto negli ambienti domestici o nel giardino della sua casa delimitato dal recinto. Nicola non vuole abbandonarlo e desidererebbe farlo vivere in un mondo “normale” perché solo in questo modo “potrà imparare a badare a se stesso”. Il regista indaga e ci svela con i mezzi primi piani gli sguardi e prova a scavare dentro la psicologia dei tre personaggi: una madre che sacrifica la propria vita ed è sempre stanca, ma che non smette di lottare per vedere dei cambiamenti in Kyle, un padre che rimane più in disparte, eppure desidera il meglio per il figlio senza continuare “a stargli addosso” e un bambino che si ritrova ad avere le ossessioni per i treni. “The train Thomas” è il cartone animato che attrae e nello stesso tempo tranquillizza Kyle, così come la presenza del cane può solo migliorare la vita del piccolo uomo. Non utilizzando la parola, l’animale riesce a colmare quell’assenza affettiva che Kyle dimostrava ai suoi genitori ed inoltre il bambino capisce di avere vicino a sé “un diverso” rispetto all’essere umano. Per la prima volta, Kyle riesce a comunicare con il cane, manifestando e ricevendo l’amore che non esisteva in lui precedentemente. Il cane Thomas, così chiamato in riferimento ai tanto amati treni, esprimendosi con le zampe e con i suoni, permette al bambino di possedere un ruolo di superiorità, di responsabilità e di protezione nei confronti dell’animale. Vedremo infatti come Kyle assorbirà dai genitori le preoccupazioni rivolte a lui e che egli, a sua volta, riversa sul cucciolo, soprattutto quando si trova a farlo addormentare nella cuccia perché è l’ora della nanna. Questa graduale amicizia e intesa che si instaurerà tra i due, permetterà a Kyle di aprirsi al mondo circostante e di imparare a ri-conoscere i genitori. Inoltre, papà e mamma riusciranno a risolvere anche i loro problemi interni e riusciranno a vedere la malattia del figlio non più come una difficoltà insormontabile. Finalmente sui loro volti ritroveremo il sorriso, la tranquillità e la serenità che non avevamo ancora potuto incontrare fino a questo punto del film e che rimarrà per un certo tempo molto labile e con un rischio di ricaduta allo stadio iniziale della malattia e della storia, ma che infine ritornerà presente perché Kyle avrà superato molti suoi turbamenti e potremo sperare in un futuro positivo per questa famiglia.

Alexine Dayné