RECENSIONI Saison Culturelle 2014-2015

Joe di David Gordon Green

 

locandina-JoeIl film narra la storia cinica e triste di Joe, un operaio con una vita sregolata e tanti vizi: alcool, fumo, donne. Questi vizi, in passato, lo hanno portato a passare non pochi guai con la polizia, a causa anche di un’eterna rivalità con un suo ex collega che sembra non acquietarsi mai, producendo una escalation di violenza che condurrà infatti ad un tragico epilogo. A dare una scossa a questa esistenza così tormentata arriverà Gary, un quindicenne con un padre alcolista la cui aggressività ha totalmente compromesso qualsiasi rapporto con i membri della sua famiglia. Gary è un giovane disperato ma volenteroso e, nonostante tutto, ottimista. E’ perfettamente consapevole della situazione nella quale si è trovato costretto a vivere ma non ha nessuna intenzione di cedere davanti alle crudeli dinamiche che la realtà gli presenta. Proprio in questo momento, avviene infatti il fatidico incontro tra i due, come un inaspettato sorriso rivolto dal destino per regalar loro un momento di speranza: Joe e Gary dimenticano le brutture e le difficoltà della vita, diventando l’uno l’esempio per l’altro.joe-day2-523small

Questo film, tratto dall’omonimo romanzo di Larry Brown, offre attraverso una narrazione intensa e impietosa, uno spaccato di quel lato oscuro dell’America, che raramente viene raccontato con così efficace cinismo e spregiudicatezza. Il punto di forza dell’opera sembra stare proprio nella capacità di non andare mai sopra le righe e declinare irrimediabilmente da un lato nel pietismo, dall’altro in un nichilismo grottesco e di maniera. La barra registica rimane sempre ben salda nell’intento non retorico della rappresentazione: una generica critica sociale viene tenuta a debita distanza (“…alla fine ti ritrovi nel cesso” dice Joe, lasciando intendere che il baratro nel quale si cade lo abbiamo costruito con le nostre mani e non è frutto esclusivo delle perversioni della civiltà occidentale). Il filo della conduzione degli eventi pare trarre origine  da una sorta di fatale necessità, che i vari protagonisti della vicenda – un po’ come i personaggi della tragedia classica – non possono far altro che accettare forzatamente. Questo meccanismo si rivela nel modo attraverso il quale vengono concepiti e disposti narrativamente i momenti di incontro/scontro tra Joe, il suo avversario, Gary e suo padre.Joe-dgg4 Essi formano una rete di relazioni incrociate caratterizzate dalle reciproche inconsapevolezze su ciò che l’altro ha fatto e detto nell’incontro precedente, e sulle conseguenze nefaste che questo può avere nell’incontro successivo. Solo noi spettatori siamo a conoscenza dell’intreccio drammatico che viene poco a poco ad instaurarsi, e che porta ad una specie di vendetta collettiva finale. Questa complessa struttura sembra un po’ richiamare l’andamento della vicenda edipica: come Edipo non conosce l’identità dell’uomo che incontra e poi uccide così per esempio Gary ignora chi sia l’individuo a cui chiede un passaggio e da cui deve invece difendersi, mentre lo spettatore, ne è da subito consapevole.

Per Edipo re, così come per il film, non serve la logica del mistero e della suspense, ma quella ben più solenne del riconoscimento: questo fa di Joe una piccola tragedia contemporanea.

Enrico Zimara