RECENSIONI Saison Culturelle 2014-2015

Lo sciacallo (Nightcrawler) – Dan Gilroy

nightcrawler_ver4_xlgSceneggiatore molto apprezzato – suo lo script di The Bourne Legacy – Dan Gilroy esordisce alla regia con un potente thriller dalle sfumature noir.

Lo sciacallo ruota completamente attorno alla figura di Lou Bloom, un giovane senza lavoro che si divide tra piccoli furtarelli e numerosi corsi online. Quando una sera, dopo aver assistito ad un terribile accidente, viene a conoscenza del mondo degli operatori video – persone che riprendono fatti drammatici per rivendere il materiale ai vari network televisivi -, Lou ha un’epifania. Tramite un altro furto si procura dell’attrezzatura video e va in giro per la città in cerca di incidenti, rapine ed episodi di violenza urbana.

Mentre la sua abilità di operatore cresce, aumenta anche il suo cinismo, portandolo a modificare le scene del crimine per avere una ripresa migliore, sfruttare il suo assistente fino a ricattare sessualmente una spietata direttrice di network disposta a tutto pur di alzare i livelli di share. All’apice della follia, Lou organizza la cattura di alcuni malviventi allestendo alla perfezione un set, causando così la morte di varie persone in nome dell’immagine.K72A2852.CR2

Ruvida critica verso il mondo dei mass-media, apologia del cinismo della società contemporanea, Lo sciacallo arriva dritto allo stomaco senza mai staccare sul pedale della tensione in una Los Angeles quasi sempre deserta, sia di giorno che di notte, in cui la violenza esplode ad ogni angolo e non esistono rapporti umani tra le persone.

In questo desolante quadro urbano si staglia la figura di Lou Bloom – un Jake Gyllenhaal eccezionale per ambiguità e mimetismo -, un ragazzo senza istruzione e senza capacità di empatia, portato alla disperazione da una società che lo emargina e lo priva di amicizie ed affetti. I soli rapporti che mantiene sono intrisi di ricatti e di uno spietato arrivismo.

K72A3451d.tifEppure, paradossalmente, Gilroy porta lo spettatore dalla parte del protagonista, confondendo il concetto di “buono” e di “cattivo”, giocando sul viso a tratti angelico e a tratti diabolico di Gyllenhaal, senza mai rendere evidente un giudizio o un’accusa verso il suo “anti-eroe”.

Il film offre sicuramente un punto di vista originale della storia americana comune dell’uomo che si è costruito il suo futuro da solo, ambientandola in un mondo crudele e in continua competizione con se stesso, dove nessuno rimane ad aspettarti.

Lupo tra lupi, Lou Bloom attraversa il film a velocità estrema; passa attraverso drammi ed omicidi lasciandosi scivolare tutto di dosso, seguito da un occhio distante ed esterno che non riesce ad evitare di mostrare la sua enorme solitudine e ci fa riflettere sul nostro voyeurismo di spettatori ormai incapaci di sorprenderci e di indignarci.

Marco Mastino