Di e con Alexine Dayne
Lo spettacolo è già iniziato, esattamente come avviene quando nasciamo: arriviamo in un mondo iniziato molto prima di noi, e a – noi – tocca accordarci sulle note della musica che sta suonando la vita. Non viceversa.
In quel luogo, a separare la scena dalla platea (come una parete invisibile), c’è un grande specchio di un antico camerino, con tutte le sue lampadine attorno alla cornice e, dentro/dietro lo specchio, un’attrice è intenta a prepararsi per andare in scena. Spettatori e attrice, ora, sono insieme. L’attrice si riflette nel pubblico, e lui in lei. Come fossero una cosa sola.
Da una parte, dunque, c’è un’attrice che, allo specchio, si osserva ed osserva ciò che sta per diventare; dall’altra c’è il pubblico che anch’esso, attraverso l’attrice, si osserva ed osserva – e vede – ciò che nella realtà reale è difficile afferrare.
La drammaturgia si fonda sul respiro profondo del monologo; un monologo che diventa dialogo, una sorta di confessione aperta allo specchio nel quale – pubblico e attrice – diventano un tutt’uno.
Blanche, la tragica protagonista di “Un tram che si chiama desiderio”, il capolavoro teatrale di Tennessee Williams – sta per nascere grazie all’andata in scena dell’attrice che la interpreterà; ma il suo destino è in mano non più al personaggio che l’autore ha fissato sulle pagine del copione, ma nelle mani dell’attrice stessa che, ripercorrendo il testo e la storia del personaggio, sceglie di scostarla e di scostarsi, quindi, dal futuro che le era stato assegnato trasformando Blanche in un essere capace di inventare un proprio volo che la sollevi dalla sorte a lei destinata.










Uno spettacolo sulla trasformazione. Sulla metamorfosi. Sul cambiamento. Uno spettacolo che si fa riflessione profonda sulla necessità che ognuno di noi ha di cambiare. Sulla possibilità che abbiamo di svoltare; e di voltare pagina; addirittura, di rifiutare il ruolo che ci era stato destinato, per scegliere un altro percorso, un altro finale; un’altra possibile vita da vivere e non da subire.
Uno spettacolo che narra di una larva che sognò di diventare farfalla…
E la farfalla fu.
Alcune riflessioni di studenti e professori
Blanche è una rappresentazione di eccellenza. Blanche mi ha conquistato per la raffinatezza, la raffinatezza dello studio che c’è dietro, interpretazione impeccabile, intensità dell’espressione. Un lavoro perfetto, un gioiellino per come è stato posto, misurato, intenso, nitido. Una creatura stupenda. Un passaggio di grande fluidità e di energia dal personaggio alla persona e viceversa con infinite sfumature.
– Docente Giovanna Ceresola
“L’ho trovato uno spettacolo ricco di significato, toccando temi profondi, amplificati dall’effetto di luci ed ombre. Inoltre posizionando le luci verso il pubblico, il messaggio e le emozioni sono arrivate ancora di più, facendo capire la reale importanza del pubblico e essere parte dello spettacolo.”
– Alunna Liceo Classico Artistico e Musicale
“Mi è piaciuto molto lo sdoppiamento tra l’attrice che interpretava Blanche e la stessa Blanche. La parte che mi ha colpito di più è stata quando allo specchio si percepiva molto bene questa duplice natura, evidenziata dallo specchio piccolo, che inquadrava Blanche, mentre quello grande evidenziava l’interpretazione dell’attrice. Questo spettacolo teatrale è stato molto interessante e mi sono rivista nel personaggio e nell’attrice sotto molti punti di vista.”
– Alunna Liceo Scientifico Maria Adelaide




di e con Alexine Dayné
drammaturgia: Alexine Dayné
installazione scenica e luci: Replicante teatro, Andrea Damarco
responsabile tecnico: Alessandro Delfino
musiche: Johann Johansson, Abel Korzeniowski, Olafur Arnalds, Alice Sara Ott, Dmitri Chostakovitch, Frédéric Chopin, Max Richter
effetti audio: MeatBeat Studio di Raffaele D’Anello
sartoria: Monica Liliana Zafra Pinzon
fotografie: Fabio Dibello
comunicazione: Tullio Macioce
produzione: framedivision
compagnia finanziata ai sensi della l.r. 45/1997 della Valle d’Aosta
durata: 54 min