Frammenti di popoli scomparsi

una produzione framedivision
di e con Alexine Dayné, da un’idea di Lino Tortone
Durata: 40 min circa

Lettura scenica tratta da “Luf-Passion” di Volker Braun con un’introduzione esplicativa di Anna Chiarloni.

Accompagnato dal tema musicale della “Passione secondo Matteo” di Johann Sebastian Bach, che crea un effetto spaziale e drammatico, un breve prologo asciutto ci introduce alla vicenda del 1882, sull’isola di Luf nella Nuova Guinea.

E con la stessa modalità con cui ci viene proposto “Luf-Passion” di Volker Braun, Frammenti di popoli scomparsi che ne è il suo adattamento e la sua lettura scenica ne s-compone e ne ri-compone il testo lirico, poetico e sperimentale in una dimensione sempre polifonica.

Senza una trama, ma per lo più con frammenti, estratti e visioni immaginifiche, un’unica e sola attrice è presente a narrare con voci ed espressioni diverse e plurali uomini e donne di popoli scomparsi (anche giovani), e coloro che continuano a raccontare quel passato e vivere e interrogare il nostro presente. La drammaturgia si compone di parole “alte”, ricercate e cantate, e dal significato profondo, che sono state spostate o cambiate in un movimento lineare.

Oltre ai riferimenti di Diderot, Pasolini e Ann Cotten sono stati aggiunti due importanti passaggi: uno sempre di Diderot con il “Supplemento al viaggio di Bougainville” e l’altro inserito dopo il prologo, detto quasi come fosse un’arringa, estrapolato dal saggio filosofico “Gli illuministi francesi” di P.Rossi.

A modulare tutte le voci che si mescolano, effetti sonori e musiche compongono l’opera. Partendo da una musica barocca di Bach e continuando con quella classica di Haydn e di Wagner, ripercorriamo differenti colonialismi attraverso il tema musicale principale di alcuni film come “Mission”, “The Revenant” e “The New World”.

Infine, sono presenti alcuni brani strumentali di cantanti moderni conosciuti come Nina Simon e Bob Marley e la canzone-ballata di George Floyd di Don McLean, simbolo di protesta e di lotta per la giustizia razziale.

Un’indagine sul colonialismo tedesco dell’ottocento che si amplifica, prende altre strade e si ricongiunge ad altri genocidi, massacri, razzismi, soprusi purtroppo moderni e soprattutto ancora contemporanei.

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