Un progetto di framedivision e Replicante teatro
Quattro appuntamenti sotto terra per indagare il lato oscuro del presente e
osservarlo dalla parte delle radici.
“(…) Ogni morte d’uomo mi diminuisce,
perché io partecipo all’Umanità.
E così non mandare mai a chiedere per chi suona la campana:
Essa suona per te”.
(Johnn Donne)
CRIPTOPORTICO FORENSE DI AOSTA
dal 27 ottobre al 2 novembre 2025
Quattro appuntamenti sotto terra per indagare il lato oscuro del presente e
osservarlo dalla parte delle radici.
“(…) Ogni morte d’uomo mi diminuisce,
perché io partecipo all’Umanità.
E così non mandare mai a chiedere per chi suona la campana:
Essa suona per te”.
(Johnn Donne)
framedivision/Replicante teatro
Spettacoli
Familia di Francesco Costabile (Italia, 124 minuti)
Luigi Celeste ha vent’anni e vive con sua madre Licia e suo fratello Alessandro, i tre sono uniti da un legame profondo. Sono quasi dieci anni che nessuno di loro vede Franco, l’uomo che ha reso l’infanzia dei due ragazzi e la giovinezza di Licia un ricordo fatto di paura e prevaricazione. Luigi vive la strada e, alla ricerca di un senso di appartenenza e di identità, si unisce a un gruppo di estrema destra dove respira ancora rabbia e sopraffazione. Un giorno Franco torna, rivuole i “suoi” figli, la “sua” donna rivuole la “sua” famiglia, ma è un uomo violento che avvelena e distrugge tutto ciò che tocca e rende, chi ama, prigioniero della sua ombra. Quella di Luigi e della sua famiglia è una storia che arriva al fondo dell’abisso per compiere un percorso di rinascita, costi quel che costi.
A seguire pubbliche riflessioni di Simona Iamele (psicoterapeuta)
Polifonia per DA6885 – spettacolo co-produzione framedivision/Replicante teatro (55 minuti)
“La guerra ha sognato sé stessa. E fu. La guerra non è un video gioco: ti cambia. Come un video gioco. Un uomo in un paese in guerra ha messo un piede sopra una mina ed è saltato in aria. La mina è stata fabbricata da uomini che abitano quel paese.
DA 68 85 non è un numero: è un codice che ha sostituito il nome di un uomo addestrato ad uccidere. Ma non a morire. Infatti non muore. Ma viene separato dal suo corpo.
Ci sono oggetti che hanno assistito a quello strappo. Altri hanno preso parte alla conseguenza di quell’accadimento. Altri ancora hanno determinato la separazione. Nessuno tra di loro ha nulla da commentare. Tutti hanno esposto il fatto senza giudizio, senza pudore.
Ci sono vari tipi di smembramento: uno è quello di un corpo che perde il suo corpo. Ma… forse, l’interezza non è altro che la consapevolezza di ciò che abbiamo perduto. E, in – quella – consapevolezza, possiamo – vedere – ciò che abbiamo perduto. Prima non sapevamo nemmeno di averlo. Vedendolo, allora, possiamo conoscerlo. E nulla potrà andare perduto. Solo si muove altrove. E noi possiamo muoverci in quell’altrove. Interi, perché consapevoli, ora, che lo strappo ferisce, cambia, allontana… ma non può separare. Perché tutto è UNO”.
La lunga strada azzurra – lettura scenica da “L’ultimo viaggio di Sindbad” di E. De Luca (40 minuti)
(appuntamento dedicato alle scuole)
Il capitano di un vecchio battello è al suo ultimo viaggio. Sottocoperta un carico di uomini, donne, bambini aspetta di arrivare alle coste italiane. Fra echi biblici e leggende di mare, una storia senza tempo calata nelle vicende di oggi. Un testo scritto per il teatro che ha l’andamento di un racconto.
“(…) Poi un grido dal basso.
Un nome: … gridato da madre. da sirena, da cagna.
Un nome strappato via dal cuore e gettato al largo a sillabe disperate. Ho imparato da giovane
la musica, perciò potrei ri-suonare quel nome: …
Chissà perché, il dolore si fissa meglio in un solfeggio, in una cantilena.
E quel nome mi ha lasciato una cicatrice musicale nella testa.”
A seguire pubbliche riflessioni di Arnela Pepelar (referente area migrazioni L’Esprit à l’Envers) e di Giulio Gasperini (esperto di questioni migratorie)
il Paradiso degli Orchi – concerto spettacolo e proiezione del documentario “Vi ho tanto amato” di Silvestro Montanaro (75 minuti)
Da sempre esistono, e sono esistiti, i luoghi destinati al mero intrattenimento: teatri, cinema, arene, stadi, palazzetti dello sport… Luoghi, insomma, utilizzati specificatamente per organizzare l’intrattenimento delle persone.
Negli ultimi decenni però, è accaduto qualcosa di terribile. E non solo per il fatto che tutto sta diventando intrattenimento (perché oggi, mangiare, bere, dormire, andare a fare la spesa… addirittura fare l’amore è diventato intrattenimento), ma per il fatto che esistono nazioni, o meglio, parti del mondo, che stanno diventando luoghi deputati all’intrattenimento sessuale, un mercato che ha trasformato paesi interi in enormi sversatoi in cui scaricare le frustrazioni sessuali dei maschi occidentali.
Il sud est asiatico, ad esempio, è diventato la riserva di caccia di “nonnetti” in pensione, e di molti “bravi padri di famiglia” (spesso professionisti stimati) che, per alcuni periodi dell’anno, con la scusa di andare a riposare al caldo, si allontanano dalle loro amate famiglie, dai loro nipoti, dai loro figli e si trasformano in orchi a caccia di bambine e di bambini (stiamo parlando di abusi sessuali su creature che a volte non hanno nemmeno sette anni) devastando in questo modo centinaia di migliaia di anime e di corpi (solo in Thailandia si parla di circa 350.000 bambini) trasformati in discariche sessuali; corpi trasformati in merce.
A seguire pubbliche riflessioni di Enrico Martinet (giornalista) e Alessandro Trento (psicoterapeuta)

